September 15
Okay,
lo sappiamo solo voi,
io, i vostri genitori, i vostri amici
e gli amici dei vostri amici.
Non fatene parola con nessun altro.
Ebbene sì,
non avete ancora dato il vostro primo bacio!
L’idea vi solletica, sarebbe anche ora di un po’ di sano slurp yum, e però
siete terrorizzati.
Quando si bacia,
che si deve fare?
Questa prima lezione servirà a farvi capire che
esistono vari tipi di bacio.
E che ad ognuno corrisponde una specifica reazione.
1) Il bacione – è quel
grosso smack che ti danno su una guancia i
parenti vecchi e bavosi che non vedi da dieci anni.
Come agire:
sorrisetto di circostanza e
fuga in bagno per lavarsi la faccia.
2) Il bacio da film – bello a vedersi, ma
scomodissimo da praticare: deve essere dato su un
solo lato della
bocca, al
rallentatore e preferibilmente in sella a un
cavallo che si allontana al rosso del
tramonto.
Per non parlare della
melensa musica di sottofondo, che va bene un po’, ma alla lunga ti fa venire due balle alla zuava!
Da evitare.
3) Il bacetto romantico – delicato,
emozionato, sfiorante.
Poca roba di per sé.
Però, questo semplice e veloce gesto, soprattutto
se dato per la prima volta,
è l’unico
in grado di provocare le seguenti conseguenze:
pezzamento dell’ascella, sentimento di
onnipotenza (ce l’ho fatta, ce l’ho fatta!!) e
delirio allucinatorio.
Dopo il bacetto
il vostro lui vi apparirà circonfuso da una
luce mistica, più bello di
Riccardo Scamarcio.
La
vostra lei farà scomparire
Angelina Jolie.
Godetevi il momento, perché poco a poco le visioni svaniranno, e il vostro partner tornerà ad essere l’elfo butterato che è sempre stato.
4) La pomiciata – o limonata, rappresenta
la vera passione:
ovvero, un intrecciarsi viscido e salivoso di lingue che si
attorcigliano su e giù e di qua e di là e a destra e a sinistra e
adesso guido io e poi guida tu e ora aspetta che prendo fiato ecco l’ho
preso torniamo in apnea e dai e dai.
Detta così, parrebbe una
schifezza microbica, invece…
Attenzione,
una sola precauzione: prima di pomiciare
mangiate in modo leggero, evitando aglio, cipolle, verze, peperoni, cinghiali in agrodolce e topi in salmì.
Anche
conoscere i gusti culinari del proprio “
baciatore” è
fondamentale, per evitare di incappare in brutte sorprese: un alito all’aroma di
quattro formaggi può avere un effetto
destabilizzante per l’intera vita!
Qualcuno conosce altri tipi di bacio…?!September 05
(DOCUMENTARIO A CURA DELL’ISTITUTO
GEOGRAFICO-ANTROPOLOGICO COMIXIANO DI RICERCA)
La scuola è una società divisa in classi e gli studenti sono animali che vivono in banchi. Tali banchi, manufatti in ferro e truciolato molto simili a strettissimi seggioloni per poppanti, sono utilizzati ancora oggi sebbene risalenti ad epoche remote (probabilmente il neolitico). Sopra il ripiano di ogni banco si possono apprezzare incisioni
rupestri di grande valore storico-culturale: simboli fallici, cuori
trafitti, inusuali rituali d’accoppiamento, formule matematiche, codici
decifrabili (T.V.T.B.,3MSC) o ancora sconosciuti agli studiosi
(T.V.T.B.A.S.P.C.U.F.D.P., presumibilmente “Ti voglio tanto bene anche se puzzi come una forma di pecorino”)
E’ invece rischiosissimo, e a volte mortale, mettere una mano “sotto” il ripiano del banco. Infatti, appoggiati o appiccicati, si possono ritrovare reperti infettivi quali:
- chewing-gum fossili
- chewing-gum ancora mollicci masticati da ignoti
- fazzoletti di carta (usati)
- carta igienica (usata)
- una brioche con data di scadenza “febbraio 1941”
- DNA di dinosauro
- un pipistrello morto (forse)
Principale luogo di forzata aggregazione, per gli studenti, è l’aula: un habitat che procura ai giovani esemplari della specie umana una forma di foto-allergia
e scompensi alla vista. La luce del sole entra infatti nelle aule
attraverso vetri smerigliati. Smerigliati dalla polvere e dalla
sporcizia. L’illuminazione fioca, resa ulteriormente innaturale dalle
lampade al neon, procura agli studenti sonnambulismo e una sorta di
semi-cecità: come i pipistrelli, i ragazzi riescono fortunatamente a muoversi nell’ambiente grazie allo sviluppo di sensi-radar.
Sensi radar che a volte tornano utili per evitare l’attacco del maleodorante branco dominante: “il corpo docente”. Agli ordini di un feroce capo predatore generalmente vestito da pagliaccio, “il preside”, e assistito da sgherri spesso doppiogiochisti (“i bidelli”), il corpo docente ha un unico scopo: fare scempio degli studenti. Emblema di questo malvagio gruppo animale è la cattedra, sopra la quale troneggiano due simboli della nostra cultura: la religione e lo stato.
Ovvero, un crocifisso e la foto del presidente della repubblica (a
volte ci si mette un po’ ad aggiornarsi, in alcune scuole c’è ancora Pertini).
In fondo all’aula, nell’armadio, reclusi come prigionieri, agonizzano i “vocabolari”. Anche in questo caso le scuole fanno spesso fatica a stare al passo coi tempi. Non è raro, infatti, imbattersi in tomi non proprio recentissimi, recanti la seguente intestazione “Vocabulario de la lengua italica (editione Zanechelli, anno Mille et cinquecentum)”.
Per ritemprarsi dalle vessazioni del corpo docente, e per espletare le naturali incombenze fisiologiche, gli studenti si danno ritrovo in un particolare ambiente: il cesso. La parola “cesso” è stata coniata assieme alla scuola. Prima esistevano solo i termini “bagno” e “toilette”. Definizioni troppo gentili per gli orrendi tuguri e le spaventose turche che infestano i nostri istituti. Malgrado l’aspetto, i cessi sono, come detto, dei gettonatissimi luoghi di ritrovo. Le femmine non vi si recano se non accompagnate da una/due/tre loro simili, mentre i maschi, per dare un tocco di bellezza, sono soliti apportare modifiche all’intero ambiente.
Da segnalare in particolare, come tocchi d’arredamento, le impronte
delle scarpe sul soffitto e i soavi affreschi di volatili sui muri.
L’istituto geografico-archeologico comixiano di ricerca vi dà appuntamento alla prossima puntata.
